Archimede (287 A.C. Siracusa – 212 A.C. Siracusa)
Nato a Siracusa, da giovane fu allievo di Euclide ad Alessandria. Tornato a Siracusa dedicò tutta la sua vita alla Scienza. Considerando poligoni regolari circoscritti e inscritti, calcolò che il valore di pigreco è compreso tra 3+1/7 e 3+10/71. Trovò poi che il volume di una sfera è 2/3 del cilindro circoscritto e fu così orgoglioso di questo che chiese che sulla sua tomba fosse rappresentato un cilindro con una sfera racchiusa.
Ad Archimede si devono altri importanti contributi alla geometria e i suoi metodi anticiparono il moderno calcolo integrale. Ad Archimede si devono teoremi fondamentali sul baricentro delle figure piane e solide, le leggi fondamentali dell’idrostatica. Durante la seconda guerra punica organizzò la difesa di Siracusa dai romani con macchine di sua invenzione, catapulte, specchi ustori. Quando, dopo tre anni di assedio, Siracusa capitolò, la spada di un soldato di Roma mise fine all’esistenza terrena del più grande genio del mondo antico.
Carnot, Sadi Nicolas Leonard. Parigi, 1Giugno 1796 – Parigi, 24 Agosto1832. Fisico, è considerato il fondatore della moderna termodinamica.
Carnot era membro eccezionale di una famiglia francese molto illustre. Nacque a Parigi, primogenito di Lazare Carnot che fu ministro della guerra sotto Napoleone e scrisse dei trattati di strategie militari, meccanica, geometria e calcolo infinitesimale.
Il giovane Carnot, che portava un nome derivato da quello di un poeta persiano assai noto nel mondo intellettuale parigino dell’epoca, Saadi Musharif ed Din, ricevette in casa, da suo padre, la sua educazione in matematica, fisica, lingue e musica.
All’età di 16 anni entrò alla scuola politecnica della quale suo padre era uno dei fondatori e continuò i suoi studi fino al 1914, anno in cui combattè per Napoleone nella inutile difesa di Parigi contro i suoi nemici europei. Poi frequentò un corso di due anni di ingegneria militare a Metz e dal 1816 al 1818 servì nell’armata francese come luogotenente con l’incarico di programmare fortificazioni.
Il suo vero interesse però era l’applicazione della fisica e della matematica allo sviluppo delle macchine a vapore che stavano diventando popolari in Francia in seguito alla Rivoluzione Industriale. Nel 1824 pubblicò il suo unico e grande lavoro, Riflessioni sulla forza motrice del calore.
Sebbene nel suo libro egli usasse la teoria del calorico, sembra chiaro che nei suoi ultimi anni abbandonasse quella teoria e accettasse la teoria cinetica del calore che stava per affermarsi definitivamente sulla teoria del calorico.
Carnot fu il primo fisico a trattare quantitativamente la trasformazione fra calore e lavoro, e per questo merita di essere chiamato il padre della termodinamica. Egli dimostrò che il fattore importante per la produzione di lavoro dal calore sono le alte e le basse temperature fra le quali opera la macchina termica.
Si possono usare i risultati di Carnot per ottenere il secondo principio della termodinamica, nonostante che egli non abbia mai fatto chiarezza a questo proposito.
La fecero in seguito Kelvin e Clausius e così pagarono un tributo al lavoro pionieristico di Carnot.
Carnot fu una persona quieta, erudita, che visse secondo il noto principio: “Parla poco di quello che sai e niente di quello che non sai”.
Non fu senz’altro uno scienziato limitato: durante la sua breve vita continuò a studiare economia, letteratura francese e musica e a coltivare la ginnastica, la scherma e la danza per rilassarsi dopo il lavoro scientifico. Fu anche un uomo dal forte senso pratico, essendo infatti una principale motivazione per il suo lavoro il desiderio di poter migliorare la vita del popolo con lo sviluppare più economiche ed efficienti macchine a vapore in modo da ridurre il peso del lavoro.
Einstein, Albert (Ulma 1879 – Princeton, New Jersey 1955), fisico tedesco naturalizzato statunitense.
Trascorse gli anni giovanili a Monaco, città nella quale la famiglia, di origine ebraica, possedeva una piccola azienda che produceva macchinari elettrici, e già da ragazzo mostrò una notevole predisposizione per la matematica.
Quando ripetuti dissesti finanziari costrinsero la famiglia a lasciare la Germania e a trasferirsi in Italia, a Milano, decise di interrompere gli studi. Trasferitosi in Svizzera, concluse le scuole superiori ad Arrau e si iscrisse al Politecnico di Zurigo, dove si laureò nel 1900. Lavorò quindi come supplente fino al 1902, anno in cui trovò un impiego presso l’Ufficio Brevetti di Berna.
Nel 1905 pubblicò tre lavori di importanza fondamentale per la fisica moderna. Nel primo dava la spiegazione dell’effetto fotoelettrico, nel secondo studiava la relazione esistente tra massa e energia. Impiegò gli ultimi 25 anni della sua vita a correggere e a perfezionare la Teoria unificata.
Erone visse ad Alessandria d’Egitto in epoca imprecisata fra il 3° e il 1° secolo a.C.; era un matematico e un ingegnere greco, inventore di molti apparecchi idraulici , idrostatici e di una fontana che porta il suo nome.
Scrisse opere importanti, tra le quali la PNEUMATICA e le MISURE, nella quale per la prima volta nella storia della scienza vengono introdotte le misure fisse. Erone riuscì a ridurre tutte le macchine semplici al principio della leva e costruì o descrisse vari dispositivi: congegni ad acqua per far cantare uccelli meccanici oppure per aprire le porte di un tempietto accendendo il fuoco in un punto opportuno. Ma si trattava sempre di “giocattoli” ingegnosi e superflui, destinati a meravigliare l’uomo, non ad aiutarlo nel suo lavoro; in particolare va ricordato un sistema idraulico a vapore che apriva in modo automatico le porte di un tempio quando si accendeva il fuoco sull’altare. L’Eolipila di Erone era costituita da una grossa sfera cava sostenuta da due condotti che la collegavano ad un recipiente in cui veniva fatta bollire l’acqua. Quando i primi getti di vapore arrivavano attraverso dei tubicini nella sfera, questa iniziava a girare . Funzionava secondo lo stesso principio d’azione che fa decollare il razzo. Un razzo decolla per l’effetto di una spinta di”reazione” simile a quella che si verifica quando gonfiamo un palloncino per poi lasciarne libera l’apertura; l’uscita dell’aria provocherà una spinta nel verso opposto, spostando il palloncino in tale direzione. Ad Erone si devono la sistemazione completa della teoria delle macchine semplici, la teoria dell’equilibrio ( statica), la ideazione della ruota dentata e della vita senza fine.
LA FORMULA DI ERONE: La formula di Erone permette di calcolare l’area di un triangolo conoscendo la lunghezza dei suoi tre lati a,b,c. Questa formula è molto usata perchè rende più facile il calcolo delle aree. La formula di Erone non viene impiegata solo nei triangoli, ma anche nei poligoni irregolari, dopo averli scomposti in triangoli, proprio come si vede nella figura [molto diffuso è il suo impiego nelle misure dei terreni].
Daniel Gabriel Fahrenheit nasce a Danzica il 23 maggio 1686. Sviluppa nel tempo una particolare abilità nell’arte di soffiare il vetro, dote che impiegherà per costruire apparecchiature scientifiche.
Costruttore di strumenti scientifici oltre che commerciante, dopo aver viaggiato in Inghilterra, Germania e Francia si stabilisce e passa la maggior parte della sua vita in Olanda, dove approfondisce lo studio della fisica.
Le sue pubblicazioni scientifiche sono per lo più modeste fino a quando la sua fama la sua notorietà si diffondono nei vari paesi europei per aver inventato nel 1720 un personale sistema per la fabbricazione di termometri. Grazie alle sue scoperte viene eletto membro della Royal Society di Londra nel 1724.
Gli anni seguenti serviranno allo studio e al miglioramento delle sue invenzioni; passa dall’utilizzo dell’alcool nei termometri ad un elemento più preciso (e oggi noto): il mercurio.
Alla pressione di 1 atmosfera, la temperatura di congelamento dell’acqua corrisponde al valore di temperatura di 32°F (Fahrenheit), mentre al suo punto di ebollizione si attribuisce il valore di 212°F.
Daniel Gabriel Fahrenheit muore all’età di 50 anni a L’Aia, il 16 settembre 1736.
Fermi, Enrico (Roma 1901 – Chicago 1954), fisico italiano naturalizzato statunitense.
Sin da bambino mostrò grande interesse e propensione per la matematica e la fisica, cui si avvicinò gazie al contributo dell’insegnante Amidei. Quest’ultimo lo aiutò seguendo sistematicamente i suoi studi e proponendogli dei test specifici. La sua preparazione proseguì al liceo, ove si diplomò nel 1918, e successivamente presso la scuola normale di Pisa.
Durante gli studi universitari Enrico Fermi si dedicò ad una intensa attività di ricerca sui caratteri distintivi del suono e della diffrazione dei raggi X da parte dei cristalli, conclusosi nello stesso periodol’assegnazione del premio Nobel per la fisica ad Einsteinmise lo studio della struttura atomica al centro dei suoi interessi e lo portò all’elaborazione della statistica antisimmetrica (statistica Fermi-Dirac) basata sul principio di esclusione di Pauli.
La brillante elaborazione lo mise ai vertici degi interessi di Corbino, uomo politico di fama, il quale gli diede l’opportunità di creare un gruppo di ricerca presso lo studio di via Panisperna a Roma e di porttare la fisica italiana ai più alti livelli.
Insieme ad un gruppo di giovani laureati Fermi potè compiere gli studi che lo portarono alla formulazione della teoria matematica del decadimento di Beta e alla scoperta dei neutroni lenti. Un bombardamento di neutroni di questo tipo permetteva di ottenere attività indotte molto piu’ intense. Ulteriori informazioni sull’argomento sono riassunte in un lavoro compiuto con il collaborazione Amaldi: “Sopra l’assorbimento e la diffusione dei neutroni lenti”, e in un lavoro teorico dell stesso Fermi: “Sul moto dei neutroni nelle sostanze idrogenate”. L’enorme valore della scoperta fruttò a Fermi l’assegnazione del Nobel per la fisica nel 1938.
Da allora fino al 1942 la precaria condizione mondiale constrinse Fermi alla permanenza negli Stati Uniti, ove non erano in vigore le leggi razziali adottate invece in Germania e in Italia. Qui lavorò all’attivazione del primo reattore nucleare, che permetteva di produrre uno sviluppo controllatodi energia a partire da un processo di fissione, e alla costruzione della bomba atomica.
Abbandonati gli studi in tal campo si dedicò, fino al momento della sua morte sopraggiunta nel 1954, allo studio della struttura subatomica e all’analisi delle reazioni fra Pioni e Nucleoni.
Per omaggiare ilo suo enorme contributo alla fisica mondiale, quando si scoprirono particelle subatomiche ancora ignote, venne dato loro in nome di Fermioni.
Ford, Henry (Dearborn, Michigan 1863-1947), industriale statunitense.
Dopo aver lavorato come apprendista meccanico, fu ingegnere meccanico e quindi ingegnere capo alla Edison Illuminating Company di Detroit. Nel 1896 costruì la sua prima autovettura e nel 1903 fondò la società automobilistica Ford. Nel 1908 Ford iniziò la produzione del famoso ‘modello T’ che, fino al 1927, dominò il mercato, vendendo circa 15 milioni di vetture. Ford fu attivo in diversi settori oltre a quello automobilistico; produsse componenti bellici e anche aerei da combattimento su commissione del governo durante la prima guerra mondiale. Abbandonò la direzione del suo gigantesco impero nel 1945 e morì due anni dopo, lasciando una fortuna personale stimata tra i 500 e i 700 milioni di dollari. Il suo ruolo-chiave nello sviluppo dell’economia industriale moderna ha portato alla coniazione del termine fordismo per descrivere il modello socioeconomico dominante nelle economie avanzate per gran parte del XX secolo.
Joule nacque la vigilia di natale del 1818 a Salford, un paese nelle vicinanze di Manchester, da una famiglia di produttori di birra, ed ebbe tra i suoi insegnanti il chimico John Dalton.
Essendo egli nato in Inghlilterra da una famiglia francese, il suo cognome si può pronunciare indistintamente in inglese oppure in francese.
A 25 anni effettuò il primo tentativo di definire l’unità di misura della corrente elettrica, attualmente rappresentata dall’ampere. Nel 1841 inviò alla Royal Society un articolo in cui dimostrava che un conduttore attraversato da corrente elettrica produce calore in quantità proporzionale alla resistenza del conduttore e al quadrato della corrente stessa. Questo fenomeno è oggi chiamato effetto Joule.
Successivamente Joule enunciò ad un congresso in Irlanda il principio noto come equivalente meccanico del calore. Inizialmente la scoperta non suscitò molto interesse, ma in seguito egli ricevette per questo la Royal e la Copley Medal da parte della Royal Society.
Giovanni Keplero, nasce a Weil presso Stoccarda nel 1571 e muore in estrema povertà a Ratisbona nel 1630, fu prima aiutante e poi, dal 1601, successore di Brahe nella carica di astronomo imperiale.
Con Keplero la connessione tra matematica e astronomia diventa molto più stretta di quanto non lo fosse negli astronomi che lo avevano preceduto. Come nel collega Copernico, anche in Keplero sono commiste nel modo più bizzarro fantasticherie pitagoriche ed escogitazioni astrologiche ad osservazioni e a calcoli astronomici : egli si muove su terreni non solo scientifici, ma anche metafisici. Keplero é famoso soprattutto per le tre leggi, ancor oggi ritenute sostanzialmente valide : é contemporaneo di Galileo, ma é più “moderno” di lui perchè ipotizzerà delle orbite ellitticche e non circolari come invece diceva Galileo. Prima di approdare alle tre leggi, Keplero scrive un’ opera intitolata “Mysterium cosmographicum” (1597) ; già il titolo, “il mistero della descrizione del mondo”, come del resto il titolo di un’ altra sua opera, intitolata” Harmonices mundi” (1619), ossia le “armonie del mondo” si richiama fortemente alla tradizione pitagorico-platonica : i pitagorici soprattutto avevano ipotizzato l’ esistenza dell’ armonia, per esempio in ambito musicale, o anche i movimenti regolari e armonici del cosmo: armonia va letta nel senso di “precisione” metafisica dell’ universo.
Alla base del pensiero pitagorico-platonico c’ é proprio l’ idea dell’ armonia e della precisione del cosmo. E’ strano pensare che quello che può essere considerato il fondatore della scienza moderna fosse un astrologo. Ora, delineato il quadro generale in cui opera Keplero, torniamo alla sua prima opera, il “Mysterium cosmographicum”, che é solitamente un pò trascurata dai libri di scienze perchè dà del mondo un’ immagine che non é poi quella delineata dall’ astronomo svedese in un secondo tempo, ma é un pò “superata”. Keplero in quest’ opera parte dalla convinzione pitagorico-platonica dell’ esistenza nel mondo di un misterioso ordine matematico che va scoperto. Egli accetta il sistema copernicano (e non quello ticonico) e quindi nella sua mente é radicata l’ idea che il Sole sia al centro e che tutto il resto (Terra compresa) ruoti attorno ad esso.
Ha il presupposto metafisico dell’ esistenza di un ordine. Tra l’ altro Keplero (da buon cristiano) ipotizzava che il rapporto tra il Sole, il cielo delle stelle fisse e lo spazio intermedio fosse il corrispondente fisico del rapporto trinitario della divinità : sullo sfondo ci sono considerazioni cusaniane (l’ universo rispecchia Dio in modo fisico) : il Sole é la rappresentazione fisica della prima persona (Dio padre); il cielo delle stelle fisse é la rappresentazione della seconda persona (Dio figlio) in quanto riflesso del Sole; come lo Spirito Santo é ciò che unisce Padre e Figlio, così lo spazio intermedio tra Sole e cielo delle stelle fisse é ciò che li separa ma anche ciò che li unisce. Da un lato Keplero ha osservazioni empiriche che gli descrivono le orbite dei pianeti, dall’ altro ha le convinzioni pitagorico-platoniche dell’ esistenza di un ordine tra le orbite, un rapporto reciproco. Quindi cerca di mettere insieme le osservazioni empiriche con le convinzioni filosofiche e avanza delle ipotesi e propone rapporti geometrici per spiegare il rapporto tra le dimensioni delle varie orbite. Prova a inscrivere e a circoscrivere nella sfera della Terra uno dei solidi regolari : ne avrò uno inscritto e un altro circoscritto.
Rispetto al solido inscritto inseriremo dentro un’ altra sfera che sarà rispetto ad essa circoscritta e sarà più piccola di quella di partenza; viceversa al solido circoscritto circoscriveremo un’ altra sfera che sarà quindi più grande di quella di partenza : il gioco andrà avanti finchè non si esauriranno i solidi; le sfere in gioco saranno complessivamente 6. Così otterremo le sei sfere che delineano l’ orbita della Terra intorno al Sole e le altre 5 orbite sono le orbite degli altri 5 pianeti (dal più piccolo al più grande, la sfera di Saturno é circoscritta al cubo, mentre la sfera di Giove é inscritta in esso e circoscrive a sua volta il tetraedro, nel quale é inscritto Marte, che circoscrive il dodecaedro, e così via fino alla sfera di Mercurio); ovviamente la dimensione di queste sfere (e non dei pianeti) sarà definita : é un calcolo molto complesso, ma da esso si ottengono risultati precisi. Keplero scopre che le dimensioni delle sfere calcolate con i suoi calcoli corrispondono esattamente con quanto dimostra l’ osservazione empirica : prendendo come unità di misura la Terra, é vero che le dimensioni delle orbite di Venere e di Mercurio (le due più piccole) e quelle di Giove, Saturno e Marte (le più grandi) risultano effettivamente di quelle dimensioni lì. Keplero é piacevolmente stupito di aver finalmente trovato ciò che stava cercando; e da questo deduceva l’ esistenza dell’ ordine. A forza di combinare tutti i calcoli é ovvio che sia arrivato al risultato desiderato : ad esempio, é vero che ci sono i 5 solidi regolari, ma comunque non é stabilito l’ ordine in cui disporli, così potrò giocare a provare tutti i calcoli possibili finchè non si trova quello più soddisfacente.
Leonardo da Vinci (Vinci, Firenze 1452 – Castello di Cloux, Amboise 1519), pittore, scultore, architetto, ingegnere e scienziato italiano, fu uno degli artefici del Rinascimento.
L’amore per la conoscenza e la ricerca segnarono profondamente la sua produzione artistica e scientifica. Le innovazioni che portò nella pittura influenzarono l’arte italiana per oltre un secolo e i suoi studi scientifici, soprattutto di anatomia, ottica e idraulica, anticiparono molte conquiste della scienza moderna.
Intorno al 1482 Leonardo entrò al servizio di Ludovico il Moro, duca di Milano, dopo avergli scritto una celebre lettera in cui offriva la sua opera per costruire forti, ponti e macchine da guerra, oltre che per dipingere e scolpire. Prese parte come ingegnere alle campagne militari del duca e progettò anche numerosi apparati per feste e celebrazioni. Inoltre collaborò con il noto matematico Luca Pacioli al famoso trattato di estetica De divina proportione (1509), nel quale è esposta la teoria della sezione aurea.
Newton Fisico e matematico tra i più grandi di ogni tempo. Ha dimostrato la natura composita della luce bianca, ha codificato le leggi della dinamica, ha scoperto la legge della gravitazione universale, ponendo le basi della meccanica celeste ed ha creato il calcolo differenziale ed integrale. Nato orfano di padre il 4 gennaio 1643 (ma qualcuno dice il 25 dicembre 1642) in Woolsthorpe, nel Lincolnshire, sua madre si risposa con il rettore di una parrocchia, lasciando poi il figlio sotto le cure della nonna.
E’ solo un bambino quando il suo paese diviene teatro di una battaglia legata alla guerra civile, nella quale dissensi religiosi e ribellione politica dividono la popolazione inglese.
Dopo un’educazione rudimentale nella scuola locale, viene spedito all’età di dodici anni alla King’s School di Grantham, dove trova alloggio nella casa di un farmacista di nome Clark. Ed è proprio grazie alla figliastra di Clark se il futuro biografo di Newton, William Stukeley, potrà ricostruire molti anni dopo alcune caratteristiche del giovane Isaac, come il suo interesse per il laboratorio di chimica del padre di lei, le sue corse dietro ai topi nel mulino a vento, i giochi con la “lanterna mobile”, la meridiana e le invenzioni meccaniche che Isaac costruiva per divertire la graziosa amica.
Nel 1661, all’età di 19 anni, entra al Trinity College di Cambridge.
Dopo aver ricevuto la laurea di baccellierato nel 1665, apparentemente senza particolare distinzione, Newton si ferma ancora a Cambridge per fare un master ma un’epidemia provoca la chiusura dell’università. Torna allora a Woolsthorpe per 18 mesi (dal 1666 al 1667), durante i quali non solo effettua degli esperimenti fondamentali e getta le basi teoriche di tutti i seguenti lavori sulla gravitazione e sull’ottica ma sviluppa anche il suo personale sistema di calcolo.
Tornando a Cambridge nel 1667, Newton completa velocemente la sua tesi di master e prosegue intensamente l’elaborazione di un lavoro iniziato a Woolsthorpe. Il suo professore di matematica, Isaac Barrow, è il primo a riconoscere l’inusuale abilità di Newton in materia e, quando nel 1669, abbandona il suo incarico per dedicarsi alla teologia, raccomanda il suo pupillo come successore. Newton diventa così professore di matematica all’età di 27 anni, rimanendo al Trinity College per altri 27 con quel ruolo.
Newton muore il 31 marzo 1727 seguito da grandissimi onori. Sepolto nell’abbazia di Westminster, sulla sua tomba vengono incise queste altisonanti e commoventi le parole: “Sibi gratulentur mortales tale tantumque exstitisse humani generis decus” (si rallegrino i mortali perché è esistito un tale e così grande onore del genere umano).
Pascal, Blaise (Clermont 1623 – Parigi 1662), filosofo, matematico e scienziato francese.
Trasferitosi a Parigi nel 1629, Pascal cominciò a studiare con il padre, rivelandosi ben presto un genio matematico: a sedici anni scrisse il Saggio sulle sezioni coniche, in cui formulò uno dei fondamentali teoremi di geometria proiettiva, noto come “teorema di Pascal” .
Nel 1648 dimostrò sperimentalmente che il livello della colonna di mercurio in un barometro è determinato dalla crescita o dalla diminuzione della pressione atmosferica circostante. Sei anni dopo, in collaborazione con il matematico francese Pierre de Fermat, Pascal elaborò la teoria delle probabilità.
Nei Pensieri Pascal contrapponeva allo “spirito di geometria”, proprio della filosofia di Cartesio, lo “spirito di finezza”. Il primo consiste nel dedurre conseguenze da principi evidenti, il secondo non si applica alla scienza, ma all’ambito del gusto, del sentimento e dell’etica.Pascal fu uno dei più eminenti matematici e scienziati del suo tempo, uno dei più grandi scrittori dell’apologetica cristiana, ma anche uno dei più sottili polemisti francesi. Lo stile della prosa di Pascal, rinomato per la sua originalità e per una totale assenza di artifici, colpisce inoltre il lettore per la sua coerenza e la sua appassionata dialettica.
Tolomeo, Claudio (ca. 85-ca. 165), noto semplicemente come Tolomeo, è stato un astronomo greco d’epoca imperiale che probabilmente visse e lavorò ad Alessandria d’Egitto.
Considerato uno dei padri della geografia, fu autore di due importanti opere scientifiche, la principale delle quali è il trattato astronomico noto come Almagesto (”Il grande trattato”). Come per larga parte della scienza e della filosofia greca classica, è pervenuto ai nostri giorni attraverso manoscritti arabi che furono tradotti in latino da Gerardo da Cremona solo nel XII secolo. In questo lavoro, una delle opere più influenti dell’antichità, Tolomeo raccolse la conoscenza astronomica del mondo greco e babilonese, basandosi soprattutto sul lavoro svolto tre secoli prima da Ipparco. Tolomeo formulò un modello geocentrico (che da lui prenderà il nome, tolemaico, appunto) del sistema solare che rimase riferimento per tutto il mondo occidentale (ma anche arabo ed indiano) fino a che non fu sostituito dal sistema solare eliocentrico di Copernico.
Pierre Varignon (1654-1722) fu un valente insegnante francese nei Collèges Mazarin e Royal di Parigi, amico di Jean Bernoulli cercò di conciliare i nuovi metodi dell’analisi matematica con la più tradizionale geometria euclidea.
Fu membro di importanti accademie quali l’Académie Royale des Sciences, l’Accademia di Berlino e la Royal Society di Londra. Il teorema che ci accingiamo a dimostrare rientra nel novero dei teoremi elementari della geometria euclidea tanto che la data della sua prima pubblicazione negli Elemens de Mathematique, 1731 (quindi postuma), non può che sorprendere: difatti pare sorprendente che una tale proprietà sia sfuggita a tutti i geometri che precedettero Varignon.
Watt, James (Greenock 1736 – Heathfield, Birmingham 1819), inventore e ingegnere meccanico scozzese.
Lavorò sin dalla giovinezza come costruttore di apparecchi scientifici, interessandosi ben presto al perfezionamento della macchina a vapore, inventata dagli ingegneri Thomas Savery e Thomas Newcomen. Nel 1769 progettò e brevettò un condensatore separato per la macchina a vapore, e portò alcuni miglioramenti al motore di Newcomen.
Nel 1775 Watt cominciò a costruire motori a vapore in società con il proprietario della Soho Engineering Works di Birmingham. In seguito brevettò altre invenzioni, tra cui la macchina rotativa; la macchina a doppio effetto, nella quale il vapore viene immesso alternativamente nelle due estremità del cilindro; l’indicatore di vapore, che registra la pressione del vapore all’interno del motore. Uscito dalla società nel 1800, si dedicò interamente alla ricerca. Nel 1788 inventò il regolatore a forza centrifuga, che esemplifica il concetto fondamentale dell’automazione.
Il watt, unità di misura della potenza, fu così chiamato in suo onore.

No comments yet
Feed dei commenti di questo articolo